Meditazioni Prima settimana di Quaresima
PER VIVERE LA QUARESIMA
MEDITAZIONI SUL VANGELO DEL GIORNO
ISTRUZIONI: Questo piccolo sussidio nasce per aiutarci a vivere la Quaresima approfondendo, in modo particolare, il rapporto con la Parola di Dio. Dopo la lettura del Vangelo, anche durante la Santa Messa, lasciati accompagnare dalla breve riflessione proposta. Le “domande”, che seguono la meditazione, possono essere uno spunto di riflessione per vivere un momento di meditazione. Potresti leggere le domande, o una delle domande, anche durante il momento di ringraziamento dopo la comunione per entrare in dialogo con Gesù.
Lunedì 10 marzo
Con la parabola del Giudizio finale, Gesù, toglie qualsiasi dubbio su cosa il Padre si aspetta da noi. Lo scenario che Gesù descrive, con buona probabilità, non racconta nel dettaglio come avverranno le cose ma ci dice, con chiarezza, quale sarà il metro di giudizio: saremmo giudicati in base a quanto abbiamo amato, in base a quanto siamo stati attenti nei confronti del prossimo. Spesso abbiamo ridotto la nostra vita cristiana a un insieme di precetti e regole da rispettare: andare a messa, pregare, recitare il rosario, confessarci almeno una volta all’anno ecc ecc. Il Vangelo di oggi ci ricorda che il Signore non ci chiederà conto di tutto questo ma ci chiederà semplicemente se abbiamo amato il prossimo. Per noi cristiani l’amore, libero e gratuito, per il prossimo sgorga, nasce e prende forma da una vita di relazione con Dio. Ecco perché diventa “necessario” partecipare alla Santa Messa, vivere una vita sacramentale, pregare, invocare l’intercessione di Maria…solo dentro questo stile di vita scandito da un rapporto profondo con il Padre, sull’esempio del Figlio e guidato dalla Spirito posso amore liberamente, pienamente e puntuale attenzione il prossimo. Il giorno del giudizio non ci sarà nessun giudizio…il Signore si limiterà a tirare le somme di come abbiamo vissuto, di quanto siamo stati capaci di trasformare in “vita” le nostre “pratiche religiose”.
- Vivo cercando di dare ogni giorno il meglio di me stesso/a?
- Mi impegno a trasformare la mia preghiera in vita? Che rapporto ho con gli altri?
Martedì 11 marzo
La preghiera del Padre Nostro, che ci viene consegnata nel Vangelo di oggi, è una soluzione per non correre il rischio di “sprecare parole” nel nostro rivolgerci al Padre. Stiamo però attenti a non ridurre la preghiera del Pater, come anche tutte le altre, in una semplice formula di belle parole da recitare: la preghiera non è mai un recitare fine a se stesso. La preghiera è quella “benzina” necessaria per stimolare il nostro spirito e guidare i nostri pensieri e azioni alla luce della relazione con Dio. Se ci soffermiamo con attenzione sulla testo scopriamo che c’è più di un insieme di “belle parole” ma, nella sequenza delle parole stesse, ci vengono donati tre “movimenti dello sguardo” che sono lo schema perfetto dentro i quale dobbiamo muoverci per vivere una relazione profonda con Lui: lo sguardo verso ciò che trascende, lo sguardo verso noi stessi e infine lo sguardo che si allarga verso l’orizzonte del prossimo. Questi tre passaggi sono fondamentali per vivere una relazione autentica con Dio: il mio rapporto con Lui passa attraverso il mio rapporto con il prossimo, Gesù sottolinea e rimarca ulteriormente questo concetto nella parte finale del Vangelo ricordandoci che tra noi e Lui si innesca un rapporto di “reciprocità” che si fonda sulla qualità del nostro rapporto con gli altri.
- Ho la tentazione di pensare che la mia vita cristiana si riduce a una questione tra me e Dio?
- Medito su quanto le preghiere che recito sono un vero e proprio programma di vita e non solo delle “formule”?
Mercoledì 12 marzo
Nel Vangelo odierno Gesù definisce la generazione con la quale si confronta “malvagia” perché cerca “un segno”, cioè cerca una conferma, una prova, non è disposta a vivere la dinamica della fiducia. Proviamo a intendere l’aggettivo “malvagio” nel suo significato etimologico; malvagio è chi ha un cattivo destino cioè chi è responsabile dell’infelicità del suo vivere presente e del suo avvenire. Se leggiamo con questo sguardo il brano comprendiamo anche le parole successive: Gesù afferma che la malvagità sta nel ricercare un segno, una prova, che inevitabilmente non arriva come ci si aspetta e di conseguenza rende impossibile la conversione e la relazione con il Padre. Il “segno” che verrà dato è il più alto di tutti, la Resurrezione, eppure non sarà sufficiente per chi si aspetta altro, per chi non si fida ma desidera vedere realizzati solo i propri desideri. La malvagità è quindi quell’atteggiamento che ci porta a vivere il presente nell’attese di conferme tangibili che rafforzino la nostra Fede…ma se la nostra Fede/fiducia si basa su “prove” che fede è?
- Rincorro il miracolo, le apparizioni i fenomeni ecclatanti, oppure ho la capacità di vivere una relazione matura con il Signore?
- La Risurrezione di Gesù è il centro della mia Fede? E’ ciò che da senso a tutto il resto?
Giovedì 13 marzo
l Vangelo di oggi può trarre in inganno se non viene accolto con la giusta disposizione. Sembra quasi, a primo acchito, che Gesù voglia dirci che basta chiedere per ottenere ma sappiamo molto bene che non è così. E’ esperienza comune quella di non vedere esaudite nell’immediato quelle che sono le nostre preghiere, le nostre richieste. Eppure le parole di oggi sembrano garantirci proprio il contrario. Proprio per questo è necessario comprenderle, meditarle. Quando la nostra preghiera “chiede”, “cerca” o “bussa” è sempre spinta da un esigenza, da una necessità, che è sempre legata a una situazione che stiamo vivendo nel presente e che ci appare come necessaria nel “subito” della nostra situazione. Il Vangelo però ci invita ad altro, ci suggerisce di presentare al Padre le esigenze, le richieste, del presente ma con piena fiducia nel fatto che il Padre sa di cosa abbiamo bisogno. La mia preghiera “inattesa” non è una distrazione da parte di Dio, anzi, con buona probabilità, la risposta arriverà come una gradita sorpresa quando meno l’aspetto. Speso i nostri problemi e le nostre preoccupazioni ci angosciano e tolgono il respiro, rischiano sovente di incatenare la nostra vita…l’antidoto per vincere questo male è quello di consegnare a Lui il tutto. Nel frattempo non perdiamo tempo concentrandoci sui nostri mali perdendo di vista il nostro orizzonte: vivere con questo grande obiettivo “tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro”.
- Come un bimbo capriccioso voglio tutto e subito? Che sia nella preghiera, nella relazione con gli altri ecc ecc
- Riesco a vivere “distaccato” dai miei problemi o mi lascio assorbire in tutto e per tutto? Ho uno sguardo positivo rispetto a ciò che non va?
Venerdì 14 marzo
“Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei non entrerete nel regno dei cieli”, con queste parole di Gesù, che sono chiave di lettura per comprendere tutto ciò che segue, si apre il Vangelo che ci viene donato quest’oggi. Anzitutto “regno dei cieli” non indica il paradiso ma l’insieme di coloro che vivono guidati dalle logiche del cielo. Il “regno dei cieli” è la comunità degli amici di Gesù, è la Chiesa, è l’insieme di tutte quelle persone che desiderano vivere in relazione con il Dio di Gesù Cristo che illumina e da senso alla relazione tra loro. Per far parte di questa comunità bisogna fare un salto qualitativo, bisogna superare la concezione “legalista” di scribi e farisei e entrare nell’ottica che la vita del cristiano è questione di cuore e non di sole norme da seguire.
- Mi sento parte del regno dei cieli? Cioè lascio che siano le logiche del cielo a regnare in me?
- Vivo il mio essere cristiano come “un insieme di cose da fare” oppure come “uno stile di essere”?