Meditazioni Quarta settimana di Quaresima
PER VIVERE LA QUARESIMA
MEDITAZIONI SUL VANGELO DEL GIORNO
Lunedì 31 marzo
Il Vangelo di oggi ci porta Cana di Galilea, un luogo che già conosciamo, perché proprio li Gesù ha compiuto il suo primo segno: ha salvato in extremis una festa di nozze che stava andando in rovina. Anche nel brano odierno c’è una situazione estrema: un bambino sta male, rischia di morire. Come sempre non possiamo semplicemente soffermarci ai fatti in quanto tali ma dobbiamo comprendere cosa il Vangelo desidera insegnarci. C’è un dettaglio che non possiamo ignorare: Gesù non entra in contatto con il bambino che sta male, neppure lo vede, anzi si trova proprio da un altra parte. C’è una distanza tra i due eppure il segno si compie, l’unica cosa che Gesù fa è pronunciare una parola al padre del bambino che intercede per lui: “Và, tuo figlio vive”. L’atteggiamento che il brano ci suggerisce e che dobbiamo fare nostro è quello del padre del bambino che crede, cioè ha fede e si fida, della parola di Gesù prima ancora che veda i frutti della parola pronunciata. Questa dinamica tradisce e mette in crisi il nostro modo di pensare totalmente inverso: noi cerchiamo segni per credere mentre, facendo nostra la ricchezza del testo, dovremmo imparare a credere per vedere segni. La distanza fisica tra Gesù e il bambino malato è immagine della stessa distanza che anche oggi intercorre tra noi e lui ma, se accogliamo con fiducia la sua Parola, la sua presenza diventa efficace e capace di compiere segni che ci aiutano a passare dalla morte alla vita, dal dolore alla gioia.
- Vivo in ascolto della Parola di Dio? Mi nutro di una relazione profonda con il Vangelo?
- Ho la capacità di fidarmi del Signore? Riesco a mettere nelle sue mani le mie difficoltà ?
- Cerco “segni” per avere Fede oppure ho “Fede” e riconosco i segni che il Signore opera nella mia vita?
Martedì 1 aprile
E’ una storia starna quella che ci racconta il Vangelo di oggi. Il protagonista è un uomo che da 38 anni è malato e si trova in un luogo dove, una sorta di acqua termale, opera guarigioni. La “cosa” anomala è che quest’uomo in tutti questi anni non ha trovato nessuno che lo aiutasse a immergersi in quell’acqua capace di risanarlo. Forse, senza scandalizzarci e mettendo da parte buonismi e sentimentalismi, possiamo chiederci: ma quest’uomo desiderava realmente immergersi in quell’acqua? Forse è immagine di tutte quelle persone che ripiegate sui proprio dolori sono costantemente “inguaribili”? Gesù ascolta le sue lamentele e le sue spiegazioni, non si avvicina e non tende la mano semplicemente gli dice “Prendi la tua barella e cammina”. Sembra quasi che il suo “comando” sia un chiaro invito affinché riprenda in mano la sua vita, si ri-metta in piedi e esca da una condizione di autocommiserazione. Altra parola significativa è “Non peccare più, perché non ti accada qualcosa di peggio”, si tratta di un esplicito invito alla conversione, ad abbandonare quello stile di vita che ci porta a ripiegarci su noi stessi e a smettere di camminare e stare dritti. Quando si vive così c’è sempre un “peggio” dietro l’angolo, quando si è chiusi nel buio dei propri problemi non può che peggiorare la situazione: si va sempre più affondo.
- Ho la tentazione di pensare che la mia vita cristiana si riduce a una questione tra me e Dio?
- Medito su quanto le preghiere che recito sono un vero e proprio programma di vita e non solo delle “formule”?
Mercoledì 2 aprile
La parabola che la Liturgia odierna ci dona annienta in modo chiaro un modo ragionare malato che spesso si insinua anche in noi: non si è giusti o peccatori per la propria appartenenza sociale, ma per il modo di rapportarsi con Dio e per il modo di rapportarsi con i fratelli.
Sono due personaggi, nettamente diversi tra loro, che animano la scena e la riempiono di significato. Presentandosi ‘a mani vuote’, con il cuore nudo e riconoscendosi peccatore, il pubblicano mostra a tutti noi la condizione necessaria per ricevere il perdono del Signore. Alla fine proprio lui, così disprezzato, diventa un’icona del vero credente. La sua preghiera è brevissima, non è così lunga come quella del fariseo: ‘O Dio, abbi pietà di me peccatore’. Niente di più.
Il fariseo è icona del “bigotto” che fa finta di pregare, ma soltanto riesce a pavoneggiarsi di se stesso davanti a uno specchio. Così, nella vita chi si crede giusto e giudica gli altri e li disprezza, è un “bigotto” e un ipocrita”. Se la preghiera del superbo non raggiunge il cuore di Dio, l’umiltà del misero lo spalanca. Dio ha una debolezza: la debolezza per gli umili. Davanti a un cuore umile, Dio apre il suo cuore totalmente e gratuitamente.
- Chi dei due personaggi mi rappresenta maggiormente? Perchè?
- Sono capace di dire a Dio la verità su me stesso?
- Scado nel giudicare il prossimo, nel giudicare la sua relazione con Dio, la sua fede?
Giovedì 3 aprile
Il vangelo ci mette di fronte alla difficoltà di riconoscere Cristo come il Figlio di Dio. Gesù offre molteplici testimonianze a favore della sua missione: Giovanni Battista, le opere che compie, il Padre e le Scritture. Tuttavia, i Giudei non credono in Lui perché il loro cuore è chiuso. Essi non accolgono la Parola di Dio, poiché sono attaccati alla loro gloria e al loro potere, incapaci di aprirsi alla novità portata da Cristo.
Il problema dell’incredulità non è una questione di prove insufficienti, ma di un cuore incapace di ascoltare. La fede non dipende da quante testimonianze si ricevono, ma dalla disposizione interiore ad accoglierle. I Giudei cercano la vita nelle Scritture, ma senza renderle vive in un incontro personale con Dio. Per questo motivo, rimangono prigionieri di una religiosità formale, chiusa alla relazione con il Dio vivente.
Anche oggi si corre lo stesso rischio: si può conoscere la Parola, studiarla, discuterla, ma senza lasciarsi trasformare da essa. La vera fede nasce quando si smette di cercare la gloria presso gli uomini e si comincia a cercare la gloria che viene da Dio. Il passaggio dalla legge alla vita avviene solo quando si accetta di morire al proprio egoismo e di aprirsi all’amore gratuito del Padre.
- Ascolto veramente la Parola di Dio o la leggo senza lasciarmi cambiare?
- Sono più preoccupato di apparire giusto agli occhi degli altri o di vivere nella verità davanti a Dio?
Venerdì 4 aprile
La presenza di Gesù a Gerusalemme suscita divisione e confusione. Mentre alcuni lo riconoscono come il Messia, molti altri non riescono a vederlo per quello che è davvero. La gente si aspetta un Salvatore che li liberi dall’oppressione romana, ma Gesù non corrisponde a queste aspettative. La sua missione è ben diversa: non vuole liberare il popolo da un dominio politico, ma portare la salvezza attraverso la sua relazione con il Padre. Nonostante le minacce di morte, Gesù agisce con determinazione, consapevole che la sua vita e missione sono nelle mani di Dio.
Questo passaggio ci invita a riflettere su come spesso ci creiamo delle aspettative su Dio, su come dovrebbe agire nella nostra vita, su come dovrebbe risolvere i nostri problemi. Ma la vera fede non è legata a ciò che immaginiamo o desideriamo, ma a ciò che Dio vuole fare per noi. La salvezza che Gesù ci porta non corrisponde sempre ai nostri piani. Anzi, spesso è qualcosa di più grande e profondo di quello che possiamo immaginare. È una liberazione che parte dal cuore, che ci invita a guardare oltre le circostanze e ad abbracciare il mistero di Dio.
Gesù, nella sua semplicità, ci mostra che la vera forza sta nell’affidarsi al Padre, nel seguire la Sua volontà, anche quando essa non coincide con le nostre attese. Spesso, come la folla di Gerusalemme, possiamo non riconoscere il Messia, perché siamo troppo legati alle nostre aspettative terrene. Ma è solo accogliendo Dio così come si manifesta che possiamo scoprire la profondità della Sua salvezza.
- Le mie aspettative su come Dio dovrebbe agire nella mia vita mi impediscono di riconoscere la Sua presenza e azione quotidiana?
- Sono disposto a fidarmi di Dio anche quando la Sua via non corrisponde ai miei piani e desideri?
ISTRUZIONI:
Questo piccolo sussidio nasce per aiutarci a vivere la Quaresima approfondendo, in modo particolare, il rapporto con la Parola di Dio. Dopo la lettura del Vangelo, anche durante la Santa Messa, lasciati accompagnare dalla breve riflessione proposta. Le “domande”, che seguono la meditazione, possono essere uno spunto di riflessione per vivere un momento di meditazione. Potresti leggere le domande, o una delle domande, anche durante il momento di ringraziamento dopo la comunione per entrare in dialogo con Gesù.