Una comunità a servizio di tutti
Una comunità a servizio di tutti
La comunità non è una società di servizi così come viene intesa oggi nella concezione del lavoro. Questa infatti si preoccupa di eseguire determinati “servizi” al cittadino in cambio di un’adeguata retribuzione economica, cioè, in altre parole, esegue un lavoro per essere pagato; lo scopo, il fine non è il servizio in sé ma il guadagno che consegue dal servizio svolto. Tutto questo è molto diverso dal contesto della società di servizi espressa come comunità parrocchiale. Il fine del servizio, infatti, è il bene comune più che il tornaconto personale o aziendale; in altre parole, si compie un determinato lavoro per seminare BENE, ritenendo questo come guadagno o tornaconto. Insieme al carisma nella Chiesa si sviluppa il servizio, il ministero, così che, come abbiamo già detto in precedenza, sul numero della settimana scorsa, i pilastri della vita comunitaria diventando il carisma e il ministero (servizio). Proprio sulla ministerialità c’è da fare una riflessione particolarmente attenta sul significato delle espressioni usate e dei singoli termini. Le parole “Ministero” e “Magistero” hanno nella storia della Chiesa un significato importantissimo, non trascurabile, legato in tutto e per tutto al senso originario, derivato dalle parole latine corrispondenti: il ministero presuppone il servizio nella comunità, secondo gli incarichi ricevuti; il magistero indica invece il potere decisionale, ed è composto da coloro che affidano gli incarichi, i ministeri. Dall’altra parte, il nostro modo di vivere in questa società, i nostri concetti e i nostri modelli culturali, ci hanno portato a cambiare il significato delle parole, per cui il ministero diventa l’istituzione che impone le regole e il magistero colui che subisce e obbedisce alle regole imposte: il Ministro sta al potere e il Maestro sta al servizio. In realtà la parola ministro contiene in sé l’espressione latina minus che significa più piccolo, mentre la parola maestro contiene in sé l’espressione magis che significa più grande. Credo che tutta questa confusione, non solo terminologia ma anche mentale e culturale non fa altro che impedirci di capire il valore del servizio come ministero, ossia fatto non per pura ispirazione ma anche e soprattutto perché si vive all’interno di una società più ampia che continuamente ci richiede di metterci a servizio. Il ministero è concretamente un servizio istituito e ordinato al bene della comunità, non solo quando e se ne ho voglia, ma sempre, finché ci viene richiesto quel dato servizio.
Don Gianni